Benedetto Bustini

Critica

Vanno leggeri i miei pensieri amari precarie bolle d’alito e di vuoto in cerca d’ un messaggio mai trovato. Tersi pianeti di smagliante luce fluiti in una gocciola che scende e svanisce sulla pietra che la frange.


purezza e rigore

Uno Spazio Arcano Onirico e Fantastico

Benedetto Bustini dimostra di voler sviluppare un visionarismo sia di ordine onirico che fantastico, ma di un fantastico inquietante, quasi uno scandaglio allucinato e allucinante su altri mondi. Dalle sue opere emerge uno spazio arcano, popolato di macchinose strutture circolari, d’immagini simboliche, secondo una intenzione allusiva di riferimenti immaginativi, originati, peraltro, da una nuova realtà della scienza e della tecnologia. (T. Toniato)

Bustini propone un linguaggio di assoluta purezza e di costante rigore, una serie di saggi sul rapporto tra le strutture e lo spazio, tra l’uomo e l’infinito, considerando l’esistenza di una nuova realtà come un’ipotesi di lavoro oggettivamente più che probabile. (A. Cairola)

Bustini ama sinceramente la buona pittura conoscendo perfettamente il mezzo, realizza un racconto estremamente convincente e spesso particolarmente affascinante. (G. Gigli)

Ha saputo trovare un linguaggio che non si può dire sperimentazione, ma che si affermerà per le sue innegabili qualità di penetrazione espressiva. (G. Alzetta)

[….] Va subito detto che il lavoro dell’artista, partito da una tradizione attendibile, è cresciuto, più per intima necessità che per spirito competitivo, sulla base di seri studi, originali intuizioni, elaborazioni tecniche e mentali. Quindi dopo una giovanile fase veristica, è approdato alla modernità senza però rinnegare totalmente la lezione del passato. Il movente principale del suo cambiamento, piuttosto coraggioso in relazione al contesto in cui si è trovato ad agire, è stato quello di coniugare l’espressione artistica con il progresso determinato, in particolare dalle tecnologie che hanno portato a significative conquiste dello spazio extraterrestre, aprendo alla speranza e all’immaginazione. Il fascino di quella immensità, tutta da scoprire, resiste ancora oggi in presenza di avvincenti realtà virtuali e di globalizzanti navigazioni cyberspaziali. Bustini aveva capito che per dare libero sfogo alla fantasia, doveva allontanarsi dalla pittura naturalistica rappresentativa, ormai anacronistica, e trovare un linguaggio più adeguato alla realtà in divenire, analogamente a quanto era accaduto ai futuristi con il mito della velocità. Tuttavia il passaggio dall’iconografia convenzionale a tematiche più inventive non è stato immediato e privo di approfondimenti. Ad un certo punto abbandonate le nature morte, i ritratti e i paesaggi, superata l’esperienza citazionista e la breve stagione della ricerca polimaterica, con entusiasmo e tensione innovativa, come un solitario astronauta colore-luce, iniziava l’esplorazione cosmica. Per visualizzare la nuova poetica, non adottava i modi dei movimenti allora dominanti, bensì un personale codice disegnativo-cromatico-compositivo. Perciò il suo merito al di là del giudizio di qualità sui singoli dipinti, è di aver saputo articolare uno stile analitico-comunicativo, correlato a motivazioni di fondo, che gli ha consentito di organizzare, in aree indeterminate, metamorfiche forme, minimali e fiabesche, emozionate dal sentimento. Senza rinunciare all’abituale rigore della strutturazione architetturale dell’opera e della definizione iperrealistica del soggetto, né all’atteggiamento di lirico abbandono, ora Bustini va costruendo immagini, private dell’ombra, intesa pure come proiezione di memoria storica, con colori acrilici dalle accese tonalità artificiali, che il suo pennello alchemico sublima in luce freddabdell’era nuova. In un certo senso, riformula la teoria della luce in rapporto all’ombra e al fenomeno della percezione. Vince così la materia e toglie fisicità alle figure erranti nello spazio del quadro che egli assimila a quello siderale e al proprio universo immaginifico. Nella composizione, luogo di continue investigazioni, tutto è meditato e calibrato, tempo e spazio si compenetrano e la levitante figurazione demitizzata acquista una valenza metafisica sottilmente inquietante. Bustini nell’astrazione non scarta l’evocazione e nei rimandi surreali nonsegue processi automatici, trae ispirazione dalle meraviglie della natura o dall’arte stessa e governa l’ideazione con il pensiero. In questa geografia della creatività disciplinata da una sorta di razionalità visionaria, traspaiono le suggestioni per la linea dinamica di Balla e i cieli aperti di Licini, ma anche le affinità poetiche con “L’infinito” di Leopardi e altri amori letterari o filosofici. Con tali premesse perviene ad una interazione tra entità eterogenee che perdono le loro connotazioni originarie per assumere i lineamenti armoniosi e i colori luminosi di un’identità compositiva che aspira alla trascendenza. All’interno di questo reinventato paesaggio aereo, da vedere e da pensare, si insinua quel mistero che sollecita l’osservatore a varcare la soglia dell’ignoto, a ricercare il vero significato dell’opera che non può essere afferrato con i soli strumenti della ragione.

L. Marucci “Progetto Iperfantastico” A.M. Novelli
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